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Guida ai migliori extravergine d’Italia: 394 produttori, 600 oli

Non sono cresciuta in fattoria, l’olio extravergine l’ho sempre visto in bottiglia sugli scaffali dei supermarket. E negli anni sono passata attraverso tutta una serie di suggestioni, dalla bottiglia a forma di fiasco (più verace ?) al colore verde invece che giallo e se è un po’ opaco anche meglio (più naturale?). Quando ho iniziato a decifrare alcune delle diciture stampate sull’etichetta (quella sul retro della bottiglia) mi si è aperta la porta su un altro mondo: l’olio politically correct. Non si può scrivere che nessuno sa cosa sia avvenuto delle olive prima del confine italiano, quindi si dice ‘ottenuto da miscele di oli comunitari‘.  Tracciabilità zero. Ma per fortuna essendo l’Italia uno tra i maggiori produttori di olio EVO, e avendo avuto la possibilità di fare quattro chiacchiere con parecchi produttori durante la serata di presentazione della Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso ho capito alcune cose.  La prima: che non c’è alcun reale motivo di acquistare l’olio EVO al supermercato. Si è portati a pensare che al supermercato costi meno. Ma sorprendentemente non è così. Una buona bottiglia di olio EVO da 75 cc, magari prodotto in zona, da olive raccolte manualmente, varia dai 7 ai 9-10 euro, più o meno quanto un extravergine 100% italiano – e non miscelato con oli comunitari – che tra raccolta, produzione, confezionamento, distribuzione a livello nazionale (e anche qui verrebbe da chiedersi certe quantità come vengono raggiunte) e permanenza sugli scaffali, magari è da un bel po’ di mesi che attende di essere consumato. E l’olio non è come il vino. Invecchiando peggiora.

La seconda: i piccoli produttori hanno un controllo diretto su tutte le fasi della lavorazione delle olive. Sanno con che cosa proteggono le piante, come le coltivano, come lavora il frantoio che estrae l’olio. Magari questo sull’etichetta non c’è, ma basta dimostrarsi un po’ interessati per ottenere informazioni preziose: quando c’è la passione per quello che si fa, è naturale volerla comunicare.  Su ogni etichetta c’è scritto l’anno di raccolta, quindi si è certi di acquistare un prodotto fresco,  il tipo di oliva utilizzato (il cultivar) e poco per volta si impara che gli oli extravergine possono differire moltissimo per sapore, profumo e intensità a seconda del cultivar e della regione di provenienza.

La terza: senza nulla togliere a chi riempie gli scaffali dei supermercati, i piccoli produttori contribuiscono attivamente allo sviluppo economico della loro regione. Lo fanno rischiando e lavorando in prima persona. Sono spesso aziende familiari, non industrie, che si impegnano per offrire un prodotto sempre valido. Una passeggiata fuori città potrebbe essere l’occasione per andarli a trovare, assaggiare l’olio e gli altri prodotti offerti (in genere conserve, patè, olive condite); acquistando direttamente  si sostiene la piccola impresa, si premia il lavoro e la professionalità e si mangia meglio.

Per info su tracciabilità e olio EVO: Unaprol,  Coldiretti,

Inoltre: interessante articolo di slowfood sulla vendita dei marchi alimentari italiani a multinazionali estere