Continuiamo a parlare di etichettatura, il più importante strumento per la scelta che abbiamo a disposizione, e la miglior difesa contro pubblicità ingannevoli. La novità viene dall’associazione SlowFood che sta promuovendo presso i produttori dei vari presidi un sistema di etichettatura ‘estesa’, la cosiddetta etichetta narrante. Attualmente, la legislazione prevede che l’etichetta mostri:

  • la denominazione dell’alimento, l’elenco degli ingredienti, il peso netto
  •  il termine minimo di conservazione o la data di scadenza
  •  le modalità di conservazione
  •  il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore responsabile delle informazioni riportate in etichetta
  •  il titolo alcolometrico per le bevande che contengono più dell’1,2% di alcol in volume• le istruzioni d’uso nei casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un impiego adeguato dell’alimento

con il Regolamento 1169, inoltre devono essere indicate anche:

  • la tabella nutrizionale (apporto calorico, lipidico, proteico, etc.)
  • l’origine e la provenienza dei prodotti, dove questa possa trarre in inganno il consumatore (sicuramente per le carni rosse, in corso di valutazione l’obbligo per le carni bianche, ovine e avicole, e per latte e derivati)
  • tipologia di olio vegetale utilizzato
  • gli ingredienti allergeni

Il nuovo regolamento entrerà in vigore dal dicembre 2014 (tranne la tabella nutrizionale che sarà inclusa dal dicembre 2016) , e rappresenta sicuramente un passo avanti ma non esaurisce il discorso sulla tutela del consumatore e sulle caratteristiche del prodotto.

SlowFlood extended label

L’etichetta narrante invece nasconde un approccio ‘olistico’ al cibo, e inserisce ogni alimento in un contesto più generale, ampliato a tutta la filiera produttiva, alla lavorazione, al rispetto dell’ambiente e dei diritti di chi è direttamente coinvolto nella produzione (animali compresi). In una recente intervista a La Revue du Vin, Carlo Petrini ha dichiarato che la qualità “E’ un concetto umanista . Non è un valore di desta o di sinistra. La qualità è l’opposto dell’avidità e di una mentalità dissoluta. Che senso ha una gastronomia che non difende i piccoli produttori?”. Di qui il progetto delle etichette narranti, che ‘raccontano’ tutto del prodotto in questione. Per ora riguardano i presidi SlowFood, ma potrebbero rappresentare una best practice per ogni piccolo produttore che vuole far sentire la propria voce chiara e forte.

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