The Martarè cakeC’era una volta un maestro pasticcere che aveva inventato la torta di cioccolato più buona del mondo. Si chiamava Giulio Corti, e nel suo negozio di piazza Beccaria a Firenze (Dolci e dolcezze) offriva ai clienti una morbida e fragrante delizia, la cui ricetta manteneva rigorosamente riservata. Una cosa così speciale non poteva non essere dedicata alla persona più importante, sua moglie Ilaria, che ha continuato la raffinata tradizione pasticcera anche dopo la prematura scomparsa del marito, nel 2004. Un giorno di qualche anno fa, però, Massimo (Zetti, di Villa Marta) decise che quella meraviglia non poteva restare nascosta e iniziò a sperimentare. Con il metodo più antico del mondo, l’assaggio. E dopo innumerevoli tentativi, riesce a riprodurre la torta di cioccolato del Corti. ‘Di’ cioccolato, e non ‘al’ cioccolato, perché quel gusto così intenso, quell’aroma persistente non si ottiene se non con una sapiente miscela di quattro diversi tipi di cacao, che compongono il 75% degli ingredienti. “Un’impresa quasi miracolosa”, ci conferma la signora Marta, sua moglie, con l’immancabile ‘c’ aspirata. “Ma ci pensa che quando s’era giovani io gli preparavo i piatti cambiando gli ingredienti e lui li indovinava sempre tutti? Io ‘un lo so mica come gli riesce”.

Massimo Zetti's chocolate cakes

Massimo e le sue Martarè al Simposio 2013

Non è impresa da poco, infatti, indovinare le miscele e le percentuali, oltre a tutti gli altri ingredienti per ‘clonare’ una cosa complessa come una torta. Eppure Massimo ce l’ha fatta: “Un giorno venne un ragazzo, a chiedere di assaggiare un pezzo della su’ torta. O non era il pasticcere del Corti? Disse che era proprio uguale, eh?!” Una bella soddisfazione, da appassionato e da intenditore. E una cosa così importante, conquistata con tanta passione non poteva che chiamarsi Martarè, in onore della signora Marta, sua compagna da sempre. Oggi la Martarè esiste in altre versioni, oltre l’originale, come la Lapsang souchong, molto seducente con il profumo leggermente affumicato dell’omonimo blend di tè nero. O come la variante vegana, senza uova né burro; che se non ce l’avessero detto non ce ne saremmo mai accorti…

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