Archivi per il mese di: febbraio, 2014

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Si è conclusa ieri la kermesse enologica organizzata da Luca Maroni e ospitata presso il complesso monumentale di Santo Spirito in Saxia a Roma. Molti, come sempre, i produttori e i distributori ansiosi di raccontare le proprie battaglie per la visibilità in un settore così pesantemente minacciato da politiche economiche e industriali soffocanti. Nell’aria c’è la preoccupazione di non riuscire a reggere la pressione del mercato, e non tanto per un problema di competitività, perché non mancano certo competenze e passione, quanto per la mancanza di regole e direttrici che sostengano scelte qualitative molto più costose e meno redditizie sul breve periodo.

Oreste Molinari e lo stemma del Consorzio Frascati Doc Docg

Oreste Molinari  del Consorzio  Tutela Frascati Doc – Docg

Alla degustazione erano presenti grandi realtà italiane ma anche esponenti di consorzi e rappresentanti di quella ‘filiera corta’ di cui si parla tanto e bene nelle redazioni di magazine e quotidiani, nelle dichiarazioni di intenti di associazioni e partiti, ma che poi stringono – a quanto pare – molto poco in termini di agevolazioni, appoggio e politiche agricole. Eppure i dati pubblicati dai vari Enit, Istat, Wto, Bit eccetera dicono tutti la stessa cosa, che l’unico settore in grado di fare reddito oggi in Italia è quello turistico abbinato all’offerta enogastronomica di qualità. Di food italiano ‘cheap’ è pieno il mondo, lo testimoniano i kit per vino e mozzarella che spopolano in nordeuropa e oltreoceano. Chi viene qui si aspetta qualcosa in più. Ma a quanto pare tutto lo sforzo è demandato ai singoli produttori. Oreste Molinari, membro del CdA del Consorzio Tutela Frascati Doc – Docg nasce come fornaio e pasticcere e per le paste secche per cui è giustamente noto usa solo vino Frascati Doc – Docg. Si è sfogato con noi lamentando il totale disinteresse della Regione Lazio (nella persona dell’assessore all’agricoltura Sonia Ricci) sorda alle istanze dei consorziati. Comunicazione, visibilità, iniziative di sostegno, costituirebbero un segnale positivo, d’incoraggiamento ad andare avanti nonostante il momento di crisi, le difficoltà etc. Invece sono tanti i viticoltori dei Castelli Romani che hanno deciso di estirpare i vigneti per incassare il contributo (circa 8000 euro/ha), e molti di quei terreni sono stati cementificati in un batter d’occhio. “Nella zona dei Castelli siamo pieni di appartamenti vuoti, sicuramente non c’è emergenza abitativa” – incalza Molinari – “mentre per organizzare in modo decente la partecipazione a manifestazioni come Vinitaly che per tanti rappresenta la vetrina più importante a livello internazionale non ci sono risorse né tempo. Il consorzio ha minacciato di utilizzare gli spazi di altre regioni quest’anno, per protestare contro le condizioni espositive in cui la Regione Lazio ci ha costretti l’anno scorso. Ad oggi ancora non sappiamo che tipo di finanziamenti sono stati stanziati per la prossima edizione, mancano meno di due mesi e non c’è niente di organizzato e sicuramente chi non si chiama Fontana Candida o Principe Pallavicini non dispone di decine di migliaia di euro per poter essere presente al Vinitaly.” Più che una lagnanza, è un appello al senso di responsabilità dei governatori regionali, affiché agiscano per sfruttare finalmente un bene comune secondo le grandi potenzialità che offre.

La focaccia di Recco IGP

La focaccia di Recco IGP

Mi sorprende sempre scoprire quanto poco ancora conosco della cucina tradizionale italiana, se appena si esce dalle regioni centrali. Una beata ignoranza la mia, che si lascia colmare da capolavori come la focaccia di Recco. IGP dal 2011, è la definizione della semplicità: due dischi di una pasta acqua e farina farciti con un formaggio fresco (una crescenza da latte del territorio per fregiarsi del marchio IGP) e cotti al forno. Tutto qua. Ma che meraviglia quella crosticina croccante che cede alla morbidezza del formaggio, che, senza polifosfati, non si scioglie completamente, ma resta cremoso e non cola rovente sulle falangi. Che fragranza quel vapore che dal palato si inerpica su per le narici e le satura di benessere. Cosa mi sono persa per tutti questi anni!

pagnottelle

La Marocca di Casola, presidio Slow Food

Per non parlare della Marocca di Casola (e non crederò a nessuno che sostenga di conoscerla da sempre, a meno che non abbia origini lunigiane) una pagnotta fatta con farina di castagne, di grano, olio, lievito di birra, pasta madre e patate lesse. Presidio Slow food, è una vera delizia abbrustolita sul fuoco del camino con sopra un formaggio morbido cui viene lasciato il tempo di ‘rilassarsi’.

Un altro prodotto semplicissimo della tradizione italiana che proprio per la sua essenzialità ha bisogno di ingredienti di prima qualità. Ma anche di un po’ di informazione: la qualità non sopravvive se il mercato non l’aiuta. Per cui grazie a tutti coloro che ancora si dedicano a preservare tecniche e ingredienti antichi dalla tentazione di una maggiore redditività. E grazie ai ragazzi di Dall’Anto che ieri hanno pensato di aprirmi un’altra porticina di paradiso.