ventolenticchieLa lenticchia di Ventotene è regina nel suo genere. E come tale non si concede facilmente. Simile a una creatura leggendaria, di cui si raccontano meraviglie, ma che in pochissimi hanno avuto la fortuna di incontrare, per me la lenticchia di Ventotene è rimasta avvolta nelle nebbie del mito fino a poco tempo fa. Dop del Lazio, presidio dell’Arca del Gusto Slowfood, pregio e vanto delle migliori cucine tradizionali firmate (di Gianfranco Vissani, per esempio), è però un po’ come il terno al Lotto: per pochi fortunati! Sì perché fuori dai circoli enogastronomici, della lenticchia di Ventotene sono a conoscenza solo i ventotenesi, e forse i vicini del litorale sabaudo. A Roma (cioè una settantina di chilometri più a nord)  delle lenticchie di Ventotene non ha sentito parlare praticamente nessuno. Ed è davvero un peccato: mentre la sua sorella di Castelluccio di Norcia gode di incontrastata (e comunque meritata) fama, e la sorellina minore, la lenticchia di Onano (Viterbo), si sta facendo strada con una certa decisione, la lenticchia di Ventotene di conquistare Roma non ne voleva sapere. Almeno finché un signore, uno dei pochi produttori locali, non ha deciso di utilizzare mesi ‘morti’ – quando la stagione balneare è ferma – per rimettere mano (e vanga) alla coltivazione di lenticchie, una varietà che è arrivata sull’isola con i Borbone (seconda metà del 1700) e che Andrea Biondo con sua moglie Pina Musella ha deciso di proteggere dall’estinzione.
Un ‘lavoraccio’, a sentir lui, perché la lavorazione della lenticchia può essere automatizzata fino a un certo punto, e in gran parte resta fatta a mano anche nel XXI secolo. Però i risultati non si sono fatti attendere, e da 8 sono passati a oltre 50 quintali in pochi anni. Questo ha permesso alla lenticchia di Ventotene di sbarcare  sulle coste pontine, pronta a riprendersi uno status tutto meritato. Piccola, di color nocciola, dal sapore intenso e lievemente tostato, la lenticchia di Ventotene regge straordinariamente bene la cottura, rimanendo soda e intera, per consentire al suo cuore morbido di sedurre il palato.

E proprio come le grandi regine, non hanno bisogno di paludamenti, così la piccola di Ventotene si ‘accontenta’ (si fa per dire) di un ottimo olio EVO – magari una dop sabina – e di crostini leggermente abbrustoliti. Lunga vita alla regina…

p.s.
A Roma si possono acquistare da Dall’Antò, a via Madonna dei Monti 16….

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