Arancino con cuore di ragù, dello chef Davide Francesco Cannillo

Mai più cibo di serie B. Già con la prima edizione della Guida allo Street Food le ghiottonerie ‘da passeggio’, come si diceva un tempo, hanno visto riconosciuto il loro status gastronomico. Ancor più oggi, con la seconda edizione, e oltre 100 indirizzi in più, il cibo da strada si presenta con un curriculum di tutto rispetto. Complice – forse – anche il momento storico, si respira un’atmosfera ricchissima di fermenti e di storia. C’è sicuramente la voglia di recuperare i sapori d’infanzia, iniziando dalle materie prime, e magari reinventarli per venire incontro al gusto e alle esigenze della contemporaneità. Molti continuano l’esperienza di famiglia, ma sono tanti anche quelli che hanno fatto il ‘salto nel buio’, si sono buttati nel settore per passione o per la necessità di avere un’occupazione. Gli uni e gli altri, se i risultati sono quelli che arricchivano i banchi e l’aria di profumi e colori sulla terrazza della Città del Gusto di Roma, beh, hanno la nostra più sentita gratitudine.

Street Food 2015 by Gambero Rosso Publishing

Street Food 2015 by Gambero Rosso Publishing

Dev’essere stato difficile per il panel di giurati in redazione decidere chi premiare. Ventuno nomi su 400, ciascuno con la propria particolarità, progetti diversissimi tra loro, non sono uno scherzo. Ma ogni regione ha prodotto il suo campione, legato – in generale –  alle tradizioni del territorio: come la Gofreria Piemonteisa a Torino, il Kalamaro Piadinaro a Riccione, il Lampredotto di Lorenzo Nigro a Firenze, le Pallette di Giorgio ad Ascoli Piceno, il ‘panuozzo’ dei Fratelli Mascolo a Gragnano, e così via.  Quest’anno però ci sono anche due premi speciali, il ‘Panino dell’anno‘ e lo ‘Street Food da Chef‘. Il primo se l’è aggiudicato un negozio che degli ingredienti per i panini ha fatto una filosofia imprenditoriale: si chiama, appunto, Generi Alimentari da Panino e sta a Modena. Oltre alle materie prime sceltissime, il negozio si distingue anche per gli abbinamenti originali e molto azzeccati tra gli ingredienti. Per quanto riguarda il secondo, invece, è uno chef come Pino Cuttaia del ristorante La Madia di Licata, due stelle Michelin, ad aver intuito le potenzialità del tradizionalissimo arancino, espresse alla massima potenza da un ragù di triglia con finocchietto selvatico, tutti sapori della sua splendida Sicilia.

L’invito, quindi, se ce ne fosse ancora bisogno, è soprattutto quello di visitare i mille angoli d’Italia quanto più possibile, per assaporare l’infinita e multiforme varietà di una gastronomia che tutto il mondo ci invidia. E per dirla col poeta, “il naufragar, m’è dolce in questo mare”.

 

 

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