secchioCalda e croccante, senza glutine, non proprio amica della linea ma non si può pretendere tutto: la patatina fritta sa d’infanzia, di pranzo della domenica, di quelle piccole trasgressioni alle sane merende delle mamme, snobbate per l’untuosissimo sacchetto con sorpresa… Quanti ricordi. Ma invece di restare ancorati al passato, evolviamoci come si è evoluta la patatina fritta, che oggi si pregia del più fashionable appellativo di ‘street food’, ed è probabilmente di miglior qualità. Perché qualcosa di buono c’è anche nell’essere di moda, i paragoni incalzano, le classifiche (insensate, ma è solo una mia opinione) impazzano e le brutte figure sono dietro l’angolo. Insomma, anche per friggere due patate bisogna saperci fare.

C’è voluto un gruppo di imprenditori, Giovannino Glorio, Domenico Sciarria e i fratelli Ghislandi, Francesco e Raffaella, che nel settore un po’ di gavetta l’hanno fatta (lui è il proprietario del ristorante Pomodori Verdi Fritti a Casal Palocco, lei inventa format per il lancio di ristoranti e bistrot come titolare di Aprolocale) per inaugurare la prima ‘patatineria’ di Roma, forti di un esperimento estivo sul lungomare di Ostia, che ha fugato ogni dubbio residuo: i romani apprezzano la patata. Fries – Delicious Potatoes ha acceso i fornelli il 10 settembre, a via di Porta Cavalleggeri 19, che per l’occasione ha visto un via vai di gente che “solo per le prime del Ghione” come ha commentato un residente, riferendosi al celebre teatro nelle vicinanze.

stickInsomma, Fries ha funzionato a Ostia e funzionerà anche a Roma, perché la formula punta soprattutto sulla certezza della qualità, 100% made in Italy. Delle patate, innanzitutto, che arrivano dall’Emilia Romagna, dal viterbese e dall’Abruzzo, a seconda delle stagioni; sono coltivate nel rispetto dei cicli produttivi e dell’ambiente, con tecniche di agricoltura a lotta integrata. Della lavorazione, eseguita rigorosamente sul posto e a mano in ogni sua fase, dal taglio alla frittura in olio di arachide.Della guarnizione, che prevede ben 30 tipi di salse, in grado di accontentare ogni palato, dai sapori mediterranei oppure esotici, agrodolci o piccanti, speziate o delicate. E perfino 100% cruelty free, grazie alla collaborazione con la chef vegana, blogger e giornalista Alessandra Rotili, che proprio per Fries ha elaborato cinque salse vegan: maionese, salsa rosa, BBQ, salsa tartara e cheddar affumicato (la mia preferita).

salseE poiché la qualità va esaltata e comunicata, un supertestimonial bisognava aspettarselo: lo chef Arcangelo Dandini si è esibito in un ‘cacio e pepe’ al pecorino Falisco della Tuscia – particolarmente riuscito – che col calore delle patatine esprimeva tutto il suo aroma. Ma sarà solo il primo di una serie di maestri del gusto, chiamati a dare la loro versione gourmet di un classico senza tempo né confini. D’obbligo l’assaggio, che siano stick, chips o il divertentissimo tornado (una patata intera tagliata a spirale), magari abbinate a una birra artigianale, chiara o rossa, prodotta in esclusiva dal Birrificio Aurelio: ovviamente da Fries, via di Porta Cavalleggeri 19, dal lunedì alla domenica dalle 11:00 alle 23:00.

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