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Dalla 2010 alla 2004, sette annate in degustazione

Originariamente pubblicato nella rubrica Assaggi di Riserva Grande

Uno fra i più celebrati Pinot bianco, nasce in Alto Adige, nella Cantina Terlan, ai vertici della produzione vitivinicola altoatesina.

E’ già affascinante osservare come può cambiare l’espressione di un vino dalla bottiglia alla magnum, a parità di annata e invecchiamento, ma ancora di più quando la conversazione – perché di questo si tratta – coinvolge magnum dello stesso cru in diverse annate. Sono loro a raccontare di primavere tardive, stagioni eccellenti, imprevisti meteorologici e interventi sapienti ed esperti, in vigna e in cantina. Chi assaggia, fa da doppiatore: i contenuti sono già lì, nel calice, aspettano solo una voce servizievole. Le sette annate per altrettante magnum di Pinot Bianco Terlano Riserva Vorberg, avevano tanto da raccontare, giovedì 22 settembre scorso, in occasione della verticale organizzata da Enoroma presso la bottega enogastronomica il Sorì, a Roma. E anche sul termine ‘verticale’ mi verrebbe da obiettare che indica una bidimensionalità che non c’era. Piuttosto una ‘trasversale temporale’, a giudicare dagli esiti davvero distanti.

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Le bottiglie in degustazione partivano dalla 2010, che già dal colore caldo e dorato evoca profumi dolci e tropicali; primavera avara di sole, compensata in parte da un luglio torrido, ha regalato intensità aromatica e gustativa, un corpo importante, morbidezza e una certa sapidità. La componente acida faticava a tener testa a tanto calore, che avrebbe meritato maggiore freschezza. Della 2009 non si è detto che bene: un naso eccellente per corredo aromatico e verticalità; mineralità intensa, frutta gialla ma non del tutto matura, erbe balsamiche resinose, basilico, timo, leggere note fumé, e il sorso un treno lunghissimo sui binari di sapidità e freschezza. Qualunque confronto sarebbe stato difficile, e il 2008 ne paga le conseguenze: è penalizzato da umidità, basse temperature e temporali estivi; nessuno fa miracoli, nemmeno a Monzoccolo, dov’è la vigna Vorberg e il vino offre aromi più ‘ingessati’, in cui le componenti si impastano piuttosto che dispiegarsi. La permanenza nel calice non ha influito molto sull’evoluzione dei profumi, e probabilmente (ma le opinioni in sala sono state molto discordi) non è un’annata da cui aspettarsi cambiamenti importanti anche tenendola in cantina.

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Vorberg 2009, la magnum perfetta

Nella 2007 disturbava una nota marsalata, apparentemente non giustificata dall’andamento altalenante della stagione. Vino di corpo, caldo, morbido, intensamente profumato, ma – similmente alla 2010 – leggermente indietro in quanto a freschezza, e l’ulteriore permanenza in botte (è sempre un bianco di 9 anni) non ha aiutato. I suoi dieci, invece, l’annata 2006 li portava molto meglio, e ha colpito nell’immediato con una mineralità vivace, un bel corredo di note balsamiche, di agrumi dolci e frutti estivi (kumquat, cedro, melone e pesca bianca), mollica di pane, più di tutte le altre. Rispetto alla precedente, la freschezza risaltava in modo evidente, anche se con il passare dei minuti – e l’aumentare della temperatura – diventava più insistente la nota di mandorla amara che al primo assaggio era solo un lieve sentore. Sulla 2005 si è acceso un vero dibattito, perché tra tutte le annate in degustazione è forse quella che nel calice si è trasformata più radicalmente. Non brillante sul momento, si è man mano aperta, e ha regalato le belle note fruttate, minerali e lievemente maltate del Vorberg, supportate da una freschezza che sull’immediato non emergeva. Non arriva alle altezze della 2009 – la migliore della serata – ma conquista un posto sul podio.

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Vorberg 2005, una bella sorpresa

Il 2004 racconta una storia a parte. E’ una bella bottiglia, piena di profumi e sapori, con una bocca lunga, persistente, calda e morbida, sicuramente interessante ma impegnativa. Caramello, marmellata di agrumi e speziature dolci, note di frutta secca e su tutte, prepotente, il lampone essiccato. Non certo ciò che si aspetta chi cerca un pinot bianco, sia pure invecchiato; bene per un fine pasto, azzarderei della pasticceria secca, o un erborinato d’alpeggio, grasso e aromatico.

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Vorberg 2004, oro fuso

Sette bottiglie per un vino che non poteva esprimersi con maggior eclettismo in una sola serata. Impressione confermata dalle discussioni animate su quale dovesse occupare il primo, quale il secondo e il terzo posto di un ipotetico podio. Per quanto mi riguarda, 2009, 2005, 2006 rappresentano una bella sintesi di cio che il Pinot Bianco Terlano Riserva Volberg è in grado di regalare. Ma chissà, tra qualche anno le stesse bottiglie potrebbero sorprendere. La sfida è aperta…

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