Archivi per il mese di: novembre, 2016

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Tra grignolini, belloni, cesanesi, grechetti, merlot e dolcetti, ma anche nebbioli in versione Barbera, malvasie, cerasuoli e altri impossibili da elencare in modo esaustivo, si è svolta la degustazione Bere Bene 2017, la guida del Gambero Rosso ai vini (buoni) da bere tutti i giorni e non solo nelle occasioni speciali, perché costano al massimo 13,00 euro. Al di là delle considerazioni economiche (rispettabili), questi banchi d’assaggio lasciano la scena a vini dai nomi meno altisonanti, che però – pur nei propri limiti espressivi – sanno regalare piacevoli sensazioni. Tante le referenze in degustazione, anche se tra queste erano poche le cantine vincitrici degli Oscar Regionali – e solo 2 su 9 quelle insignite dell’Oscar Nazionale – ad aver dato bottiglie per l’assaggio. Peccato, perché sarebbe stato interessante capire l’eccellenza pur in una medesima fascia di prezzo.

Inizierei a questo punto dagli unici due Oscar Nazionali presenti in sala: Orvieto Classico Torricella 2015 di Bigi, classico di nome e di fatto, fiorito, caldo, di buona struttura e abbastanza persistente. Per un Oscar nazionale mi sarei aspettata un po’ di mineralità in più. Mi sarebbe piaciuto fare il confronto con il Terre Vineate di Palazzone, Oscar Regionale e suo competitor per categoria, di cui ricordo la freschezza (l’annata era 2014), ma purtroppo non era in degustazione. Mi è piaciuto molto il cerasuolo d’Abruzzo Donna Bosco Rosé 2015 di Nestore Bosco, dal naso intenso, vinoso, di bacche rosse fresche, che tornano in bocca con bella persistenza e avvolgenza. Per non parlare del colore che è strepitoso, intenso limpido e luminosissimo (è il vino in apertura)…

La serata è partita con un il Roero Arneis di Filippo Gallino, dal naso erbaceo ed intenso, di discreto corpo, asciutto, sapido e dal finale amarognolo. Meritava un Oscar almeno regionale il Colli di Luni Vermentino Et. grigia 2015 Lunae Bosoni, che ho trovato molto bello, elegante al naso, con aromi delicati di biancospino che poi in bocca si ampliano con note agrumate, cedro su tutte, e marine. Lungo, avvolgente, piacevolissimo, non si direbbe proprio che costi (in cantina) 11,60 euro.

Poi vedo Cantina Tramin e mi fermo,  un buon pinot grigio non si rifiuta. E il Pinot Grigio 2015 Tramin conferma le aspettative, con un naso fine, intenso e minerale, e un frutto elegante al palato, con note lievemente tostate e piacevolmente amarognole. Piacevolissimo anche il Sauvignon Blanc 2015 della trentina Pravis, con evidenti note di salvia al naso, ed al palato si arricchisce con le foglie di pomodoro e si ammorbidisce con le note esotiche della passiflora. Voglio assaggiare anche il sauvignon che ha vinto l’Oscar regionale, ma prima incontro sul percorso il Soave doc Campolungo Villa Mattielli, di cui ricordo con piacere  una delicatissima rosa rosa che si sprigiona dal calice, e un bel sorso caldo e asciutto, con sentori di frutta estiva e una bella freschezza, perfetto abbinato con il Parmigiano Reggiano giovane che era in degustazione. Il Sauvignon Vigna Al Lago Tenuta Conte Romano, premiato dalla Guida, è stato proprio una bella scoperta. Per una bottiglia di prima fascia il vino è decisamente elegante, con tutte le note del Sauvignon blanc ma ben armonizzate, senza che nessuna prevalga sulle altre. Il colore freddo non deve ingannare, la gradazione alcolica è 14%! Il grechetto Propizio 2015 dell’azienda biologica Giangirolami era una vecchia conoscenza, e si conferma piacevolmente morbido, anche se rispetto ad altre annate che ho assaggiato questa mi sembra mancasse un po’ di freschezza.

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E poi, però, è arrivato lui: il Verdicchio dei Colli di Jesi metodo classico brut Riserva Ubaldo Rosi, di Colonnara. Da uve 100% verdicchio coltivate tra i comuni  marchigiani di Cupramontana e Apiro, sta sui lieviti 60 mesi, è lavorato completamente a mano e non doveva essere lì, non fa parte dei vini recensiti dalla Guida, perché questa non è una bottiglia da 13,00 euro. Bollicine fini, naso intenso, fiorito, gusto fresco e persistente, pulito, con erbe di macchia e mandorle tostate sullo sfondo, perfetto per concludere la serata. Il prezzo? 28,00 euro circa, e li vale tutti.

 

 

 

 

 

 

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E’ il trentesimo compleanno per la Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, tempo di consuntivi e osservazioni. In trent’anni i vini maturano, le tecniche si affinano, gli enologi cambiano, si susseguono le generazioni così come le mode in cantina e iuin vigna. Barrique, anfora, giara, lieviti autoctoni, selezionati, antichi vitigni riscoperti e riproposti, una continua evoluzione lega ogni stagione di questo trentennio. In senso positivo, per fortuna: la qualità del vino italiano è aumentata molto, è la sintesi dei curatori della nuova Vini d’Italia 2017, Marco Sabellico, Elenora Guerini e Gianni Fabrizio, anche se la percezione non è tale. A fronte di una grande capacità produttiva non c’è altrettanta capacità comunicativa, e il nostro miglior prodotto se ne va all’estero per quote che sfiorano l’80%. Consorzi e cooperazione tra piccoli e medi vignaioli sono ancora viste con diffidenza, e a torto, perché laddove c’è stata comunicazione di territorio (la Toscana in primis, ma anche la Puglia, il Veneto) si sono visti anche i risultati economici.

Raccontare il buono, educare i consumatori e dare visibilità ai produttori: ecco le sfide – ambiziose – della Guida Vini d’Italia 2017, che si impegna anche sotto un altro importante aspetto, la sostenibilità ambientale, partecipando al progetto Equalitas, voluto da Unione Italiana Vini e FederDoc, con il professor Attilio Scienza a capo del comitato scientifico; già lanciato in occasione del Vinitaly, è un marchio che racchiude in sé i parametri più significativi che misurano la sostenibilità ambientale, per definire un criterio unico di valutazione. In collaborazione con il Gambero Rosso, presso l’Università di Siena, partirà anche un master in Wine Sustainability, per formare le nuove leve.

Nell’ambito di uno scenario così vivace, oltre naturalmente ai 439 premiati con i Tre Bicchieri, sono stati selezionati 15 vini cui sono andati i premi speciali per altrettante categorie, premi che hanno tenuto in considerazione anche parametri come la sostenibilità e il rapporto qualità prezzo oltre alle caratteristiche intrinseche delle bottiglie. Alcune scelte sono state quanto meno audaci, come le Bollicine dell’anno per la prima volta in assoluto assegnate a un prosecco, il Valdobbiadene Extra Dry Giustino B. 2015 di Ruggeri. Un colore molto delicato, brillante e un perlage cremoso schiudono frutti bianchi, morbidezza, intensità e freschezza. Eccellente nel suo genere, ma un po’ difficile capire come sia passato in testa rispetto a grandi metodi classici che pure erano in degustazione. Anche il Rosso dell’anno, andato al Gioia del Colle Primitivo Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto 2013 di Chiaromonte, ha premiato un vino di personalità e struttura, ma decisamente ancora giovane, che tra un paio d’anni si sarebbe espresso più pienamente. Il bianco dell’anno è un Verdicchio dei castelli di Jesi Classico Superiore Misco 2015 della Tenuta di Tavignano, intenso, sapido, con bel corpo e persistenza, un premio “al Verdicchio e anche alle Marche, per ribadire che non c’è solo Villa Bucci”, ha dichiarato Jens Priewe, della stampa tedesca, che ha consegnato la targa.

Bianco anche il Miglior rapporto qualità prezzo, andato al Pecorino 2015 di Agricola Tiberio, dal bouquet agrumato e balsamico, un bel corpo, fresco, e con un gradevole finale amarognolo, un  bel vino nella fascia intorno ai 10 Euro. Bianco anche per la cantina sostenibile: Roccafiore, i cui vigneti si estendono sulle colline intorno a Todi, che ha scelto pratiche non invasive e il rispetto dei vitigni autoctoni. Il suo Grechetto Fiorfiore 2014 intenso, sapido con garbate note fumé, è stato molto convincente. La Cantina emergente è invece nella vicina Toscana, ed è Istine, con due vigneti a Radda in Chianti e uno a Gaiole in Chianti, coltivazioni bio e l’affinamento in botti grandi: il loro Chianti classico Riserva 2013 Levigne è stato una bella sorpresa: il sangiovese in purezza  che si esprime in tutte le direzioni, freschezza, corpo, un bel colore brillante, ma anche toni scuri e sanguigni, un vino ricco, che non stanca. La Cantina dell’anno è una colonna del Franciacorta: Bellavista, quasi un premio a quarant’anni di carriera e di belle bolle.

Il top però, è in Liguria: il Viticoltore dell’anno, Aimone Vio, che tra le varie proposte della sua azienda agricola biologica, BioVio, che è anche agriturismo, ha stupito il panel – e all’assaggio è chiaro perché – con il suo fantastico pigato doc Bon in da bon 2015, dalle vigne nella zona delle Marixe, la “più vocata per il pigato”, ribadisce Aimone, mentre tiene in mano la bottiglia come fosse un bebé, con mani ruvide e attente. Quel calice di oro chiaro, con lievi riflessi verdolini, racconta di erbe di macchia, di brezza marina, di mattine di sole e notti fresche, al palato è pieno, avvolgente e non ti lascia più. Proprio una bottiglia che non si dimentica facilmente.

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Vini d’Italia 2017
Gambero Rosso Editore984 pp
30,00 euro