Prato. Il ristorante Myo nel museo Pecci, per gustare l’arte anche a tavola

Prato è una città viva, e una delle province più grandi d’Italia, è un vero museo a cielo aperto. Avere Firenze a mezz’ora di treno però ha dirottato gran parte del turismo ed è un peccato“. A parlare è l’assessore alle politiche economiche del Comune di Prato, Daniela Toccafondi, in occasione di uno dei tanti eventi di cui la giunta comunale si fa promotrice e sostenitrice.

In questo caso è Eat Prato, una tre giorni dedicata alle eccellenze tipiche del territorio, in particolare la pasticceria, con i cantucci che la fanno da padrone, ma non solo. Si parla di farina, di biscotteria tradizionale, di forni centenari che producono senza soluzione di continuità le loro specialità . Per tre giorni l’aria di prato profuma di vaniglia, burro, limone e spezie, e i laboratori artigianali restano aperti per tutti coloro che vogliono vedere come si creano le meraviglie per cui sono famosi nel mondo.

Ma Prato, oltre a un centro storico molto bello, in gran parte medievale, ha un amore particolare per l’arte contemporanea, cui ha riservato – oltre ai posti d’onore nelle piazze e all’interno dell’antica cinta muraria – il nuovo e avveniristico Museo Pecci.

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – questo il nome completo – è un progetto originale dell’architetto razionalista Italo Gamberini ispirato al modello polifunzionale del Centre Pompidou di Parigi, e oggi è visibile nella versione ampliata ad opera dell’architetto Maurice Nio, inaugurata nel 2016. Ospita 3000 mq di sale espositive, una biblioteca, un auditorium-cinema, un bistrot e il ristorante gourmet Myo, a cura dello chef Angiolo Barni.

Barni viene da una famiglia di ristoratori e panificatori, e ha portato la tradizione di famiglia nelle sue iniziative, dall’Enoteca di via Ferrucci, al ristorante l’Ora d’Aria, entrambi a Firenze, alla cena per Bill Clinton nel 1999 che gli ha regalato una certa popolarità.

Il Myo, che occupa una parte del piano terra del Centro Pecci, ha due ristorazioni, un menu bistrot, che punta soprattutto ai visitatori del museo, e un menu più decisamente gourmet che si rivolge a un pubblico esterno.

Nonostante l’eleganza delle mise en place, con piattini antichi e tanto bianco, i prezzi sono contenuti. Per pranzo i menu vanno dai 10 ai 20 euro, bevande escluse.

Per la cena si alzano, come di consueto, ma si mangia con soddisfazione con 40- 50 euro a persona.

Materie prime e cucina privilegiano il territorio, che ha diverse eccellenze da vantare. Come la DOC Carmignano, una delle più antiche e più piccole d’Italia (sono 12 cantine in tutto), seconda solo a quella del Moscato di Scanzo. Ma questo merita un post a parte.

Myo Ristorante. Viale della Repubblica 277. Prato. Tel. +39 0574 1597312

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