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Tra grignolini, belloni, cesanesi, grechetti, merlot e dolcetti, ma anche nebbioli in versione Barbera, malvasie, cerasuoli e altri impossibili da elencare in modo esaustivo, si è svolta la degustazione Bere Bene 2017, la guida del Gambero Rosso ai vini (buoni) da bere tutti i giorni e non solo nelle occasioni speciali, perché costano al massimo 13,00 euro. Al di là delle considerazioni economiche (rispettabili), questi banchi d’assaggio lasciano la scena a vini dai nomi meno altisonanti, che però – pur nei propri limiti espressivi – sanno regalare piacevoli sensazioni. Tante le referenze in degustazione, anche se tra queste erano poche le cantine vincitrici degli Oscar Regionali – e solo 2 su 9 quelle insignite dell’Oscar Nazionale – ad aver dato bottiglie per l’assaggio. Peccato, perché sarebbe stato interessante capire l’eccellenza pur in una medesima fascia di prezzo.

Inizierei a questo punto dagli unici due Oscar Nazionali presenti in sala: Orvieto Classico Torricella 2015 di Bigi, classico di nome e di fatto, fiorito, caldo, di buona struttura e abbastanza persistente. Per un Oscar nazionale mi sarei aspettata un po’ di mineralità in più. Mi sarebbe piaciuto fare il confronto con il Terre Vineate di Palazzone, Oscar Regionale e suo competitor per categoria, di cui ricordo la freschezza (l’annata era 2014), ma purtroppo non era in degustazione. Mi è piaciuto molto il cerasuolo d’Abruzzo Donna Bosco Rosé 2015 di Nestore Bosco, dal naso intenso, vinoso, di bacche rosse fresche, che tornano in bocca con bella persistenza e avvolgenza. Per non parlare del colore che è strepitoso, intenso limpido e luminosissimo (è il vino in apertura)…

La serata è partita con un il Roero Arneis di Filippo Gallino, dal naso erbaceo ed intenso, di discreto corpo, asciutto, sapido e dal finale amarognolo. Meritava un Oscar almeno regionale il Colli di Luni Vermentino Et. grigia 2015 Lunae Bosoni, che ho trovato molto bello, elegante al naso, con aromi delicati di biancospino che poi in bocca si ampliano con note agrumate, cedro su tutte, e marine. Lungo, avvolgente, piacevolissimo, non si direbbe proprio che costi (in cantina) 11,60 euro.

Poi vedo Cantina Tramin e mi fermo,  un buon pinot grigio non si rifiuta. E il Pinot Grigio 2015 Tramin conferma le aspettative, con un naso fine, intenso e minerale, e un frutto elegante al palato, con note lievemente tostate e piacevolmente amarognole. Piacevolissimo anche il Sauvignon Blanc 2015 della trentina Pravis, con evidenti note di salvia al naso, ed al palato si arricchisce con le foglie di pomodoro e si ammorbidisce con le note esotiche della passiflora. Voglio assaggiare anche il sauvignon che ha vinto l’Oscar regionale, ma prima incontro sul percorso il Soave doc Campolungo Villa Mattielli, di cui ricordo con piacere  una delicatissima rosa rosa che si sprigiona dal calice, e un bel sorso caldo e asciutto, con sentori di frutta estiva e una bella freschezza, perfetto abbinato con il Parmigiano Reggiano giovane che era in degustazione. Il Sauvignon Vigna Al Lago Tenuta Conte Romano, premiato dalla Guida, è stato proprio una bella scoperta. Per una bottiglia di prima fascia il vino è decisamente elegante, con tutte le note del Sauvignon blanc ma ben armonizzate, senza che nessuna prevalga sulle altre. Il colore freddo non deve ingannare, la gradazione alcolica è 14%! Il grechetto Propizio 2015 dell’azienda biologica Giangirolami era una vecchia conoscenza, e si conferma piacevolmente morbido, anche se rispetto ad altre annate che ho assaggiato questa mi sembra mancasse un po’ di freschezza.

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E poi, però, è arrivato lui: il Verdicchio dei Colli di Jesi metodo classico brut Riserva Ubaldo Rosi, di Colonnara. Da uve 100% verdicchio coltivate tra i comuni  marchigiani di Cupramontana e Apiro, sta sui lieviti 60 mesi, è lavorato completamente a mano e non doveva essere lì, non fa parte dei vini recensiti dalla Guida, perché questa non è una bottiglia da 13,00 euro. Bollicine fini, naso intenso, fiorito, gusto fresco e persistente, pulito, con erbe di macchia e mandorle tostate sullo sfondo, perfetto per concludere la serata. Il prezzo? 28,00 euro circa, e li vale tutti.

 

 

 

 

 

 

Passione Pizza

Passione pizza – impasti per ogni lievitazione

Antonino Esposito, un nome un programma: Ahum, il nome del suo locale a Sorrento, e Piacere pizza, il programma che lo chef sorrentino ha condotto su Arturo e Alice insieme a ‘o professore Fabrizio Mangoni. E ora anche un libro, anzi due: Passione pizza, il primo, è un autentico compendio dell’arte pizzaiola napoletana, comprensivo dei vari tipi di impasti a seconda del forno e del tempo di lievitazione, più una nutrita serie di suggerimenti per le farciture, dalle classiche con la pummarola ‘n goppa margherita, marinara, capricciosa etc.  a quelle più ‘trasgressive’ con gorgonzola, prosciutto e fichi, dalle preparazioni salate alle versioni dolci e a quelle tipiche delle feste comandate (tipo il casatiello). Fantasie di pizza, presentato al pubblico lunedì 2 dicembre nei locali di Molto – Libreria con cucina (presso l’Illy shop a via due Macelli a Roma), spinge l’acceleratore sulla creatività, e dà libero sfogo all’estro di un professionista come Antonino, che alla pizza ha dedicato tutta la vita. Impasti alla zucca, al pistacchio, al cioccolato, pizze per spiedini, per cannoli, struffoli di pizza (che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare) con tanto di zuccherini colorati e lacrime di miele, sono solo alcune delle proposte incluse nel volume.

Poco lievito di birra mantiene l'impasto idratato

Sì al lievito di birra, ma poco

Ma la chiacchierata con Antonino ha potuto anche chiarire alcuni punti interessanti, oltre a ribadire l’importanza socioeconomica del cornicione, che scartato dai signori – perché privo di condimento – andava a sfamare i poveri di Napoli.
Primo. Va bene usare il lievito madre, ma aggiunto di pochissimo lievito di birra (più compatibile con i tempi di cottura abbreviati della pizza). Secondo. La quantità di sale è in relazione alla quantità d’acqua e non di farina (perchè in cottura evapora e lascia la giusta sapidità all’impasto). Terzo. Che va bene anche la farina doppiozero, anzi, che è meglio non usare troppe farine ‘pregiate’ perché l’eccesso di proteine appesantisce l’impasto.

Ora non resta che seguire le ricette, spiegate passo passo (gli impasti hanno anche i passaggi illustrati con foto), e scoprire se siete tra quelli che la pizza la fanno… o che se la fanno fare.

Info:
Passione pizza – Gruppo LT Multimedia editore, 225 pp, 18 euro
Fantasie di pizza – Gruppo LT Multimedia editore, 227 pp. 18 eur0