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Non di solo pane vive l’uomo, anzi, qualche volta farne a meno apre un mondo di sapori. Per molti un pasto senza pasta e pane è un’eresia, eppure con un pizzico di apertura mentale e di curiosità ci si imbatte in realtà come Solo Crudo, il vegan raw bistrot in zona Prati, che dopo un esordio – diciamo così – ‘tester’ in un chioschetto a viale Parioli, e un bel successo di pubblico, l’anno scorso fa il salto e apre il ristorantino. Non tanti coperti, ma quelli giusti: venticinque/trenta, quello che serve per garantire la redditività senza ingolfare la cucina, piccola e a vista. Personalmente trovo che esistano almeno 5 motivi per fare un tentativo:

  1. Un pranzo crudista vegano non è apostasia: a cena una carbonara non ve la nega nessuno.
  2. Basta un piatto principale e un dessert per alzarsi sazi, gratificati, e svegli: niente ‘abbiocco’ post-prandiale, nemmeno in una barbosissima riunione di lavoro: il cibo crudo è energetico.
  3. Si fa il pieno di vitamine, aminoacidi e grassi buoni. La cucina crudista usa ingredienti di prima scelta, Solo Crudo in particolare anche biologici e bio sostenibili.
  4. Anche l’occhio ha la sua parte: composizione, colore e consistenze nel piatto rendono il pasto un’esperienza sensoriale completa.
  5. Gourmet non significa costoso: con una quindicina di euro si mangia e si fa una bella figura con gli ospiti (niente paura, per il caffè – tostato – si va in deroga ai 42°).

Per un battesimo crudista, quale migliore occasione del nuovo menu di primavera, in cui l’estro dello chef  Riccardo Rossetti, giovane ma già con una discreta esperienza in cucine blasonate in mezzo mondo (tra cui il tristellato Kitcho, a Kyoto), si è espresso con creatività, mixando mediterraneo e tropici, reinterpretando classici della cucina asiatica, nostrana e carabica, e ha alleggerito le preparazioni dalla frutta secca, utilizzando tecnica e marinature per ottenere le texture desiderate dai vari ingredienti.

 

Siamo partiti da un tris di antipasti: una tartare di pomodori verdi e kiwi, fresca e acidula, arricchita dalle note pungenti e sapide dei pomodori secchi e dalla cremosità di un formaggio di anacardi. Il fiore di zucca ripieno, più italiano non si può, si sposa benissimo con il pesto trapanese e la salsa all’origano, mentre il carpaccio di asparagi con formaggio di anacardi, salsa di avocado e sale nero colpisce per intensità e equilibrio gustativo. Il sushi non poteva mancare, ovviamente raw: senza riso, sostituito da julienne di zucchine, con ripieno di carote e verdure di stagione.

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Cannellone di radicchio su besciamella di mandorle e cacio e pepe con carciofi

Tra i primi piatti in menu (da provare gli spaghetti di daikon) abbiamo assaggiato due novità, la cacio e pepe con carciofi cotti a bassa temperatura, cui il formaggio di anacardi conferisce la cremosità del pecorino mantecato, e il cannellone di radicchio, dal gusto complesso e ricco, con besciamella di mandorle e taboulé di avocado e mela verde.

Grande varietà anche tra i secondi, tra giardini di verdure marinate saporite e leggere, un interessantissimo felafel di fave (!), quindi secondo la tradizione più severa, ma crude: la tecnica c’è e si vede, perché è croccante fuori, tenero dentro speziato e saporito come quello comune, che però è fritto. Il taco sbagliato è stato una vera sorpresa. Nato da un esperimento fallito, sarà il mio piatto per la nuova stagione, gustoso, ricco e gratificante.

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Diversamente brownie, Millefoglie crudista e la spettacolare mousse di lime

Anche per quanto riguarda i dessert le novità sono molto interessanti: per gli amanti del cioccolato, il brownie di fave di cacao crudo si arricchisce di due mousse al cioccolato e nocciole, tritate e intere. Il millefoglie è di cialde di frutta esotica essiccate (ananas e kiwi), con crema pasticcera crudista, che dona morbidezza. Per la mousse di lime e avocado, standing ovation: morbida, setosa, fresca, abbinata alla cialda di sesamo e a una salsina di mango… da non stancarsi mai.

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La millefoglie  e il diversamente brownie

Bene, ora so cosa ordinare per i prossimi tre mesi, prima cioè che l’estate porti un nuovo menu, visto che la stagionalità è alla base della cucina crudista. Bravi tutti:  Solo Crudo si conferma una bella alternativa al solito cibo.

Solo Crudo
Via Federico Cesi 22
00193 Roma
06 88974793
info@solocrudo.com

Aperto il lunedì dalle 19:00 a mezzanotte (la cucina chiude alle 23:00) e dal martedì alla domenica anche a pranzo: 11:00 – 16:00 e 19:00 – 24:00

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Cantine Adanti di Arquatà, vendemmia 2006

Sagrantino di Montefalco Adanti di Arquatà, vendemmia 2006

Meglio il culatello o la soppressa superdop? Il pecorino vendemmia tardiva o quel grechetto accattivante? Il treccione di bufala che crocchia tra i denti o la farinata di ceci supermorbida perché cotta a oltre 300 gradi (come si dovrebbe, ma beato chi può)?

Sono domande destinate a rimanere senza risposta, perché il bello non è saperlo ma continuare ad assaggiare e sperare di non scoprirlo mai.

SuaEccellenzaItalia, l’evento che il Gambero Rosso annualmente organizza e promuove, è un po’ la ciliegina su una torta a forma di stivale. Da ogni parte d’Italia arrivano specialità e prelibatezze che difficilmente escono dalle regioni di appartenenza, a meno di non incontrare la buona volontà di qualche appassionato. Ed è proprio in queste occasioni che questi eroi del buon mangiare escono dalle cucine, dalle cantine, dalle aziende agricole e raccontano le ragioni alla base delle loro scelte. Che spesso condividono lo stesso punto di partenza: una volta scoperto il buono, ci si rinuncia difficilmente.

Le giardiniere di Morgan Pasqual

Le giardiniere di Morgan Pasqual

A questi appartengono i vari Raffaele Barlotti, produttore di Paestum, e i Bufalini, distributore di prelibatezze del Cilento che ha recentemente aperto un nuovo punto vendita in via di Valtellina a Roma (accanto alla pasticceria Cristalli di Zucchero, per capirsi), Morgan Pasqual del ristorante online take away 5 Sensi di Milano, che ha presentato delle giardiniere equilibratissime e croccanti, Antonio Menconi pubblicitario apostata che della passione per le farine ha fatto un’opera di recupero e diffusione meritoria: ha aperto a Roma da pochi giorni dall’Antò, dove è possibile assaggiare (perché molte delle loro proposte non sono mai arrivate nel Lazio)  prelibatezze a base di farine pregiate come il neccio di castagne, o il testarolo di Pontremoli. Noi ci andremo a breve. Restate sintonizzati.